Pubic History in un paese siciliano

by Santo Lombino (Insegnante)

Cercherò in questa comunicazione di riflettere sul bilancio di una serie di iniziative progettate e realizzate nell’arco temporale degli ultimi 45 anni nell’ambito di una piccola comunità siciliana, Bolognetta, nell’hinterland del capoluogo di regione, a metà strada tra Palermo e Corleone. Bolognetta contava al censimento del 1971 circa 2350 abitanti ed oggi circa 4200, con una repentina crescita dovuta a flussi migratori provenienti contemporaneamente, per motivi soprattutto economici, dall’interno della Sicilia e dalla città di Palermo. I dati dei censimenti dicono che quasi il 12% degli abitanti dai 6 anni in su non ha conseguito alcun titolo di studio, il 20% circa ha la licenza elementare, quasi il 40% un diploma di scuola media, il 24,8% un diploma di istruzione superiore e il 9,5 % un diploma di laurea. Il tasso di partecipazione al mercato del lavoro è del 42%. Quanto all’occupazione, il 53,4% dei lavoratori è impiegato nel terziario, il 18,5% nel commercio, il 17% nell’industria (soprattutto edilizia), l‘11% in agricoltura.
In paese non si registrava in passato, tranne che nel ventennio fascista, una tradizione di commemorazione di eventi storici in cui era coinvolta la popolazione. Dagli anni ‚70 del Novecento  in poi alcune associazioni culturali e turistiche, nella maggior parte dei casi col sostegno economico dell’amministrazione comunale, hanno cominciato a proporre ai cittadini attività rievocative di eventi e fenomeni del passato.
Così, nel corso del periodo esaminato, si sono sviluppate manifestazioni in occasione di anniversari di fatti storici, come la fondazione del comune (1600) e il cambiamento di nome da Santa Maria d’Ogliastro a Bolognetta (1883). Tali ricorrenze, spesso accompagnate dalla pubblicazione di volumi e dalla realizzazione di convegni di studi, sono in genere sembrate agli organizzatori memorabili di per sé, per cui non occorreva neppure motivare l’iniziativa.
Un‘altra tipologia ha riguardato esposizioni di immagini fotografiche raccolte tra gli abitanti, di documenti presenti negli Archivi di Stato, comunale e parrocchiale, di pannelli che illustrano permanentemente le tappe della storia del paese, mostre a carattere etnoantropologico („Vita e lavoro contadino“),
Un terzo filone ha utilizzato rappresentazioni teatrali e cortei in costume per le strade e le piazze, in cui gli abitanti hanno fatto da comparse o da attori, guidati da un regista professionista. Particolarmente riuscita, tanto da essere rappresentata anche negli Stati Uniti, la trasposizione teatrale della memoria autobiografica „La spartenza“ (Einaudi, 1991, prefazione di Natalia Ginzburg; Navarra, 2013, prefazione di Goffredo Fofi) del contadino emigrato bolognettese Tommaso Bordonaro.
Mentre è difficile valutare quanto le varie attività sviluppate da diverse agenzie nel periodo 1971-2016 abbiano inciso sul modo di rapportarsi al passato e di considerare la storia da parte dei diversi strati della popolazione, il problema più importante è comprendere per quali ragioni alcune iniziative abbiano visto il coinvolgimento di centinaia e a volte migliaia di abitanti del paese e dei paesi limitrofi, al contrario di altre che non hanno avuto successo di pubblico, venendo meno quindi alla finalità per cui erano state progettate.
Dall’osservazione dei vari momenti possiamo dedurre che siano risultate „vincenti“ le manifestazioni (laboratori teatrali, raccolte di fotografie, di strumenti di lavoro, suppellettili domestiche...) in cui vasti gruppi di cittadini siano stati coinvolti sia nella fase preparatoria sia nel momento di propoorre una fruizione esterna. Sono state anche premiate da ampia presenza di pubblico quelle attività in cui la rievocazione è stata „spettacolarizzata“ all’interno di una cornice celebrativa più vasta, molto simile ad una sagra o ai festeggiamenti per il santo patrono. (sbandieratori, corse di cavalli, concerti musicali, ecc.).
Al contrario, sono state generalmente poco visitate le esposizioni di documenti archivistici e, in parte, di quelle fotografiche, mentre la partecipazione ai momenti di riflessione come i convegni e gli incontri, benchè non trascurabile, ha fatto registrare a volte la preponderanza di studiosi e osservatori provenienti dal capoluogo o da comuni limitrofi. Nel complesso, però, il fatto che in un comune di così modeste dimensioni si sia potuta organizzare una così variegata gamma di proposte di natura divulgativa mostra, almeno all’interno di una significativa minoranza, la presenza di un „bisogno di storia“, di una domanda di conoscenza del passato, ritenuta interessante in quanto parte integrante della vicenda personale di ciascuno e della collettività di appartenenza.